Azione Civile accoglie con grande piacere la notizia della settantesima firma del nuovo trattato ONU di Luglio 2017 per la proibizione delle armi nucleari. Si tratta della Cambogia. Per rendere il Trattato esecutivo lo devono ratificare 50 paesi, per adesso siamo a 19 ratifiche e 70 firme, e prosegue intensamente l’impegno per far crescere il numero dei paesi nei prossimi mesi. Noi ci appelliamo alle istituzioni e agli insegnanti di ogni ordine e grado perché pongano al centro della loro agenda politica e dei programmi di studio il valore del disarmo e del pensiero di Aldo Capitini, filosofo del pensiero nonviolento. Il programma della difesa degli stati uniti prevede di sostituire le 70 bombe atomiche presenti sul territorio italiano, B61, con altrettanti ordigni nucleari di ultima generazione, B61/12 , molto più devastanti, e maneggevoli, trasportabili con gli aerei F35. Inoltre, specifica l’ormai datato comunicato del ministero della difesa USA, la B61-12, “può essere sganciata anche da cacciabombardieri Tornado PA-200, tipo quelli del 6° Stormo dell’Aeronautica italiana schierati a Ghedi (Brescia), pronti all’attacco nucleare attualmente con 20 bombe B61, in attesa che arrivino anche all’aeronautica italiana i caccia F-35 nei quali, annuncia la U.S. Air Force, «sarà integrata la B61-12”. Piloti dell’esercito italiano sono formati per sganciare bombe atomiche USA, e questo non dovrebbe essere permesso. Mentre assistiamo alla corsa al riarmo degli stati uniti e di altre potenze, Azione civile ritiene che il nostro paese debba firmare immediatamente il nuovo Trattato dell’ONU per mettere al sicuro la popolazione italiana e mondiale dalla follia del riarmo nucleare e della guerra. Saremo presenti sul territorio Toscano e in altre regioni con la rete di pacifisti e disarmisti esigenti che protestano contro la logica di guerra. Il 18 gennaio saremo presenti al presidio di protesta insieme alla rete civica livornese contro la guerra contro la nuova normalità della guerra e al Tavolo per la Pace contro la movimentazione di armi e munizioni fra camp darby, il porto nucleare di Livorno e l’Arabia saudita che sta portando avanti un genocidio nello Yemen con le armi che passano dalla Toscana. Dalle 16 alle 19 in via Grande a Livorno per richiedere la chiusura del porto alle navi che portano e caricano armi. Transito che dura da alcuni decenni in barba non solo alle leggi nazionali e internazionali ma anche a quelle dello stesso patto atlantico
Nasce in Toscana, con la partecipazione di attivisti di Azione Civile, il Comitato toscano contro Camp Darby, per la Pace e i Valori della Costituzione. Dopo la prima Conferenza Internazionale contro le Basi militari USA/NATO che si è tenuta fra il 16 e il 18 Novembre al Liberty Hall di Dublino in Irlanda, si è costituito in Toscana il Comitato unitario per unire tanti soggetti apertamente contro la guerra sparsi in Toscana e nel Paese. A Dublino è stata rilanciata la necessità di chiudere tutte le basi presenti in Italia perché sono i pilastri portanti dei piani di guerra degli USA. Alcune di queste sedi e strutture meritano un’attenzione particolare nella Campagna Globale contro le basi promossa a Dublino, e una di queste è senz'altro Camp Darby. Con Camp Darby parliamo di una base USA (non NATO) che è il più grande deposito di armi e munizioni americane del pianeta, al di fuori degli Stati Uniti. All'interno di 125 bunker sono stoccati proiettili di artiglieria, bombe per aerei e missili in un numero che può essere stimato in oltre 1,5 milioni di pezzi. Insieme alle munizioni per artiglieria sono stoccati carrarmati M1, Bradleys, Humvees e altri veicoli militari in un numero stimato in oltre 2500. Camp Darby è l’unico sito dell’Esercito Usa in cui i carrarmati e altri veicoli da combattimento sono pre-posizionati insieme alle munizioni. Nella base vi è l’intero equipaggiamento di due battaglioni corazzati e due di fanteria meccanizzata, che può essere rapidamente inviato in zona di operazioni attraverso il porto di Livorno e l’hubmilitare aeroportuale di Pisa. Sono, inoltre, stoccate centinaia di griglie (pannelli d'acciaio perforati) che, trasportate nel teatro di operazioni, possono essere assemblate creando rapidamente piste per il decollo e l’atterraggio di cacciabombardieri Non è escluso che siano presenti proiettili non convenzionali e armi atomiche. Quando la società civile ha richiesto rassicurazioni in merito non è stata data risposta. Camp Darby è costantemente rifornito dai porti della costa atlantica dove gli USA imbarcano i prodotti della propria industria bellica fin dagli anni della seconda guerra mondiale. Le navi del Maritime Security Program (MSP - il programma creato nel 1996 dal Dipartimento dei Trasporti e dal Dipartimento della Difesa USA per la movimentazione delle armi con navi civili) fanno scalo a Livorno a volte anche a distanza di una sola settimana l’una dall'altra. E’ da Camp Darby che, dal 1990, si riforniscono tutti i fronti della guerra statunitense: Iraq Balcani, Somalia, Afghanistan, Libia e oggi Siria e Yemen La mobilitazione nazionale contro Camp Darby e contro la guerra, quasi del tutto scomparsa negli ultimi anni, vede il suo rilancio nell'appello del Comitato Toscano al quale intendiamo rispondere con la maggior forza possibile. Movimento Azione Civile Area Europa-Pace-Mondo
Niente da fare. Le parole del vice presidente del Consiglio Di Maio e della ministra della Difesa Trenta che ci avevano dato una speranza, si sono rivelate illusorie, come tante altre aspettative dei cittadini italiani che difendono l’art. 11 della Carta:”L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà dei popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Trenta e Di Maio, avevano affermato che 500 milioni di euro, sarebbero stati, destinati, alla riforma dei centri per l’impiego. Si trattava una delle principali innovazioni presente nel disegno di legge relativo alle previsioni del bilancio dello Stato per l’anno finanziario 2019 e pluriennale 2019-2021, come si legge al punto 14. Invece, in Commissione di Difesa della Camera, nella seduta del 15 novembre scorso, si esprimeva parere favorevole alla relazione della maggioranza per la Legge Finanziaria 2019. Settanta milioni in più dal 2020 per ruoli e carriere militari. Nel 2018, la spesa italiana per la Difesa, è ulteriormente cresciuta del 4%, rispetto al 2017. Si tratta di 25 miliardi € l’anno, 68 milioni al giorno, 2,8 milioni l’ ora, corrispondenti, secondo l’Osservatorio Milex, all’ 1,4% del Pil ( più di Germania, Spagna,Olanda con 1,2 %). La cifra è prevista per l’ acquisto di nuovi armamenti, di cui una quota, al Nuclear Sharing, quelle spese destinate al mantenimento dell’ arsenale militare USA in Italia. Durante le ultime tre legislature la spesa per gli armamenti è cresciuta dell’ 88%, come riporta Il Fatto quotidiano del 2 febbraio c.a. Daniel Hogsta, coordinatore della campagna ICAN (International Campaign to Abolish Neclear Weapons) afferma che:“Questi dati dimostrano come la presenza di armi nucleari abbia impatto negativo non solo dal punto di vista politico, ma anche della spesa pubblica. L’opinione pubblica dovrebbe rendersene conto ! ”. Forse molti cittadini/e non sanno che il Mediterraneo è una delle zone geografiche più militarizzate al mondo ospitando basi ed arsenali militari USA che ci mettono in gravissimo pericolo in caso di conflitto. E forse non è risaputo che è stata prevista un’area Shengen per la NATO, poco dopo le modifiche apportate dalla ministra Pinotti al libro bianco della difesa (https://www.peacelink.it/disarmo/a/44050.html) che di fatto calpesta la Carta Costizionale. I lavori di potenziamento di Camp Darby, tra Pisa e Livorno, sono fondemantali per le prossime guerre e lo stesso comandante della base Erik Brady afferma a mezzo stampa che camp Darby “è un imponente arsenale dunque quasi sempre movimentato in occasione dei diversi conflitti in atto”. Da li sono partite, ad esempio, le munizioni per la Guerra del Golfo, le operazioni nei Balcani, in Iraq e in Afghanistan”. Il troncone ferroviario e il rifacimento di una banchina attrezzata lungo il canale navigabile che attraversa Camp Darby collegherà la base direttamente al porto di Livorno” e “garantirà una più rapida ed efficiente movimentazione dei carichi di armi che arrivano o partono via mare, direttamente dal porto di Livorno”. Queste operazioni militari espongono la popolazione nel raggio di 50 km a un rischio di emergenza radiologica a nostra insaputa. L’Italia dovrà contribuire alle spese, gli Stati Uniti hanno investito 30 milioni di dollari. La presenza militare USA in Italia risale al 1951. Nel 2013, si contavano 59 basi con una presenza di 13.000 militari, le cui spese di supporto costano agli italiani 520 milioni l’ anno e 192 di contribuzione ai bilanci NATO. Inoltre, in base all’accordo di Nuclear Sharing, ossia, di “condivisione nucleare”, il nostro Paese, fin dagli anni ’50 ospita oltre cinquanta bombe atomiche americane B-61, trenta ad Aviano, venti a Ghedi. Il mar Mediterraneo, un tempo culla della Magna Grecia, si è trasformata in una gigantesca fucina di Vulcano, il mitico dio romano la cui potenza distruttiva fa sorridere se paragonata al potenziale concentrato nelle basi USA dislocate sul nostro territorio nazionale. Alcune sono: Sigonella, vicinissima al famosissimo MUOS (Mobile User Objective System), il gigantesco sistema satellitare che ha profanato la bellissima sughereta di Niscemi; in Sardegna, con le sue splendide coste trasformate in poligoni militari; Camp Darby, che ha sottratto ai cittadini mille ettari di pineta perché diventassero il più grande arsenale del mondo fuori dagli USA con i suoi missili, ordigni e munizioni per l’ esercito. Seguono Aviano, Vicenza, Napoli, Gaeta e così via. Ma chi l’ha detto che la presenza militare USA ci dà sicurezza ? Caso mai, è proprio il contrario. In caso di conflitto, sarebbe proprio il bel Paese ad esplodere e scomparire nel giro di pochi minuti. Un conflitto oggi, significherebbe la fine di tutto e non resterebbe nessuno a testimoniare “The Day After”. Per concludere, secondo un ricercatore dell’Unione Scienziati per il Disarmo, (USPID) la bomba atomica su Nagasaki non è stata la fine della seconda guerra mondiale dato che il Giappone si era già arreso, ma bensì l’inizio della guerra fredda per dimostrare al mondo chi avrebbe comandato da quel momento in poi. Tesi diffusa tra gli storici indipendenti. In Italia abbiamo sicuramente 70 bombe atomiche certificate che stanno per essere sostituite con le più maneggevoli e potenti B61/12, trasportabili con gli F35 e parecchie decine di volte più potenti ed invasive delle precedenti. Per questo riteniamo che il nostro Paese debba firmare e poi ratificare il nuovo trattato dell’ONU di Luglio 2017 per la proibizione del nucleare. Trattato per il quale la Campagna ICAN, che noi sosteniamo,è stata insignita del nobel per la Pace 2017. #Italiaripensaci Azione Civile Area Europa-Mondo-Pace