5 gennaio 2019, 35 anni dal barbaro assassinio, a Catania, di Pippo Fava, scrittore, giornalista, commediografo, saggista, sceneggiatore, silenziato da Cosa Nostra. Conosciamo la storia e sappiamo come andò e in quale contesto omertoso avvenne l’ assassinio, in una città che negava l’esistenza della mafia. Nella sua Catania, denunciava, senza sosta, isolato, con il solo appoggio dei giornalisti de “I Siciliani” e del teatro Stabile che metteva in scena le sue opere. Ogni anno, in questa stessa città si organizzano manifestazioni per ricordarlo, cortei, concerti, dibattiti proprio nei luoghi dove cadde, nella strada, ora a lui intitolata, che udì quei maledetti 5 colpi di pistola calibro 7,65. Ogni anno, ci sono presenze significative e defezioni dell’ultim’ora delle quali non si conoscono le ragioni. Non è una novità, purtroppo, che persino all’ interno dei gruppi che lottano Cosa Nostra e tra i familiari delle vittime, si scatenino diatribe, conflitti, polemiche. Una battaglia che dovrebbe unire, invece, divide, separa, scatena rancori. Noi non ci stanchiamo di sorprenderci sul perché accada tutto ciò. Non ci stanchiamo di affermare che questi conflitti si ritorcono proprio su chi la mafia la combatte con sincerità, abnegazione, mettendo a rischio la propria vita, quella dei propri familiari, conducendo una NON vita, coinvolgendo la propria famiglia, sopportando il peso delle delegittimazioni di chi dalla mafia trae benefici. Noi rispettiamo il dolore di chi si è visto mnassacrare un familiare per la sola ragione di avere compiuto il proprio dovere, avere portato a termine l’impegno preso con lo Stato, con la Costituzione e con la propria coscienza. Ma sentiamo, altresì, in un momento in cui viene attaccato, il dovere di esprimere solidarietà, riconoscenza, affetto al dr. Nino Di Matteo per tutto ciò che ha fatto e che continua a fare, con coerenza, passione, senso del dovere, competenza. Lo fa per NOI TUTTI/E, per la sua instancabile ricerca della verità, con disprezzo del pericolo. Noi non amiamo le passerelle, le celebrazioni di facciata, la finta antimafia. NON dimentichiamo che Falcone e Borsellino furono lasciati soli, che chi attaccava Giovanni Falcone nei talk show, ora lo celebra come martire. NON saremo tra quelli. Noi ci stringiamo attorno a Nino Di Matteo. Non lo lasceremo solo. Mai. Anzi, gli diciamo: “Grazie NINO! Vai avanti così”
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