Il ministro, dicendo che al Sud “non servono più soldi ma più lavoro e più impegno da parte di studenti e docenti” dimostra non solo una prevenzione “razzista” verso il Sud, ma anche di non avere idea dello stato disastroso in cui versano le scuole del Sud e gli studenti che le frequentano. Chiediamo al ministro di fare un viaggio nelle scuole del Sud, di prendere atto degli istituti fatiscenti e pericolosi per mancanza di fondi, di guardare negli occhi gli studenti che, spesso, sono figli di famiglie abbandonate senza lavoro e senza reddito. Chiediamo al ministro di rendersi conto di persona delle difficoltà dei docenti che viaggiano per ore per raggiungere la sede di lavoro, di rendersi conto della mancanza dei libri di testo (troppo costosi per gli studenti senza reddito) e di aule e laboratori bene attrezzati per svolgere lezioni di buon livello. Il ministro, purtroppo, ha parlato senza avere la cognizione di ciò che diceva, senza sapere quanto è pesante il lavoro di chi deve insegnare e di chi deve studiare quando già si fa una vita difficile e pesante perché si è inseriti in una vita degradata da una situazione familiare e sociale complessa e difficoltosa. Al Sud mancano gli asili, manca il tempo pieno in tutte le scuole, mancano i servizi di collegamento da una città all’altra, mancano le risorse per le mense scolastiche e, invece, dovremmo dare una medaglia ai tanti studenti che rimangono a scuola fin oltre le ore 15,00 mangiando solo quel poco che hanno potuto portare da casa. Il ministro non ha la minima idea del sacrificio che costa andare a scuola dopo essersi alzati presto e aver lavorato in campagna, tanti studenti fanno anche questo per aiutare la famiglia. Il ministro non si rende conto che gli studenti del Sud, insieme ai loro docenti, danno il massimo di se stessi senza nessun aiuto concreto dallo Stato come, invece, avviene al Nord. Possiamo calcolare, infatti, che uno studente del Sud arriva alla terza Media con almeno 150 ore di scuola in meno rispetto agli studenti del Nord, e non è colpa sua, ma degli Istituti Statali che non hanno le risorse, e nemmeno i locali, per allargare l’offerta formativa. Chiediamo al ministro Bussetti più rispetto per i sacrifici del Sud i cui studenti, nonostante tutto, si dimostrano, spesso, molto più acculturati e preparati agli esami di Stato e, dopo, quando trovano lavoro nel mondo si distinguono per intelligenza e capacità. Gli studenti del Sud sono bravissimi nonostante non possano frequentare, per mancanza di soldi, quelle scuole private al quale il ministro ha elargito sostanziosi finanziamenti e facilitazioni, togliendole proprio ai giovani meno abbienti che ne avrebbero avuto bisogno. Non dimentichiamo, inoltre, che il ministro non ha ancora preso provvedimenti per la mancanza di presidi nelle scuole del Sud, infatti, sono stati risolti i contenziosi pendenti per i ricorrenti dei Concorsi a Dirigenti Scolastici degli anni 2004 e 2006 (risoluzione favorevole che riguardò lo stesso ministro Bussetti che prima era stato escluso dalla graduatoria dei vincitori), ma rimangono, tuttora, clamorosamente esclusi i ricorrenti pendenti del concorso a Dirigenti Scolastici del 2011 del Sud e del centro Sud, bloccati ormai da anni. Ha idea il ministro di quanti problemi irrisolti hanno quelle scuole che, anche se affidate a dei bravi presidi reggenti, non hanno un preside in carica esclusiva? Ricordiamo al ministro che nella Scuola anche soltanto un granello di polvere è sempre destinato a pesare su chi ci studia e ci lavora tutti i giorni. Gruppo di lavoro - Area Scuola di Azione Civile.
Nell’ambito della nuova fase di rilancio del Movimento Azione Civile e delle Aree Tematiche, proponiamo per l’Area Scuola un nuovo assetto strutturale orizzontale e allargato agli insegnanti, e non solo, aderenti e simpatizzanti che vorranno partecipare, da tutta Italia. Le continue novità legislative e tecniche, quasi sempre negative, che si sono abbattute sulla Scuola Italiana, dal DDL Aprea del 2008 fino all’odierna Legge 107/2015, tendono a cancellare la storia dell’istruzione in Italia che, a partire da Giovanni Gentile in poi, era stata espressione dell’ orientamento culturale prevalente in ogni epoca. Già dal 2001, con la vittoria del centro-destra e la nomina di Letizia Moratti alla Pubblica Istruzione, la Scuola, fu sottoposta a continui interventi normativi che non possono essere denominati “riforme”, in quanto non scaturite da un dibattito culturale, ma provenienti da mere esigenze economiche. Gli interventi legislativi seguenti, hanno ignorato sempre di più l’idea di una scuola libera, pubblica e laica disegnata dalla Costituzione, fino ad arrivare alla sua privatizzazione delineata nella L. 107/2015 voluta dall’associazione “TreeLLLe” di Confindustria. La Scuola Italiana, che era ammirata nel mondo come modello di accrescimento “culturale di un intero Paese”, è ormai scaduta ad una semplice relazione di convenienza per poter acquisire un documento finale necessario al futuro impiego lavorativo degli studenti. Oggi il nuovo assetto della scuola-azienda rende, volutamente, sempre più aleatorio il ruolo e il calibro dei docenti e sempre più penalizzato quello degli studenti, che si vedono costretti a “imparare” per soddisfare le necessità del mondo del lavoro, a scapito delle loro necessità di persone pensanti e capaci di creare da soli un futuro per sé e per la famiglia. Nelle ultime riforme viene a mancare l’assunto, importantissimo, che lo scopo della scuola è prima di tutto la “formazione integrale della persona” e della sua capacità di elaborare “pensiero, cultura e futuro lavoro”, che siano di sostegno a tutta una vita scevra da sottomissioni ideologiche, professionalmente e moralmente dignitosa e, per quanto possibile, felice. Azione Civile, movimento che ha messo al centro della sua azione politica i valori della Carta costituzionale del 1948, art.1 dello Statuto, combatte l’idea classista di una scuola ispirata al liberismo economico e chiede agli italiani di lavorare INSIEME per riaffermare l’importanza e le potenzialità di una Scuola aderente ai principi della Costituzione. Proponiamo quindi, a docenti, studenti, genitori, rappresentanti del mondo del lavoro e sindacale, in qualità di aderenti e/o simpatizzanti di Azione Civile, di diventare protagonisti attivi dell’Area Tematica Scuola con la partecipazione ad eventi e dibattiti, con scritti e documenti, con proposte e critiche, idee e progetti, che saranno assunti, pubblicati e trattati in modo orizzontale, tutti con la stessa importanza. Contattateci: MAIL Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Pagina Facebook https://www.facebook.com/ScuolaAC/--- Gruppo Facebook www.facebook.com/groups/1647263765508970/---- Pagina Twitter https://twitter.com/ScuolaAC ---- Sito http://www.movimentoazionecivile.it/index.php/parita-di-genere/15-area-scuola.html ---- Referente Scuola Azione Civile Carmela Blandini
A Settembre il nuovo anno scolastico avrà inizio, per più di 1700 Istituti italiani, con un preside reggente e non titolare. Alcune centinaia di presidi idonei sono già pronti dal 2011, quando superarono il concorso per titoli, ma non possono essere assunti in quanto esclusi da una norma della Legge 107 del 2015 che, nel prevedere la procedura riservata per il reclutamento, vi ha ammesso i ricorrenti del concorso 2004 e quelli del 2011, ma solo se sono in possesso di un provvedimento di primo grado favorevole. Insomma i ricorsi da fare dovevano essere due. I ricorrenti selezionati del Concorso per Dirigente Scolastico 2011 con sentenze accolte dal Tar Lazio chiedono, ma il MIUR non risponde, una modifica al Decreto Legge “Dignità”, al fine di ammettere al corso-concorso riservato per Dirigenti Scolastici 2018, anche i ricorrenti del 2011, in modo da evitare un eventuale provvedimento che renderebbe illegittima l’assunzione disposta a seguito delle procedure riservate disposte dal D. M. n. 499 del 20 luglio 2015. Azione Civile Area Scuola sostiene quanto richiesto dai partecipanti al Concorso Nazionale Dirigenti Scolastici 2011, sia per un doveroso riconoscimento del fatto che il loro superamento del concorso è anteriore alla Legge 107 che è stata messa a regime nel 2015, sia per programmare una degna e ordinata partenza di anno scolastico 2018-2019, con presidi titolari, in tantissime scuole italiane. Azione Civile Area Scuola.
Per fare aprire gli occhi al mondo Il premio Nobel per la pace è stato voluto da Alfred Nobel nel suo testamento ed è stato assegnato per la prima volta nel 1901, come tutti gli altri premi istituiti da lui stesso. A differenza degli altri premi Nobel, quello per la Pace viene assegnato in Norvegia, e non in Svezia, perché Nobel volle che a decidere fosse un Comitato nominato dal Parlamento norvegese. Sinceramente pentito di essere diventato ricco con la sua invenzione della dinamite, che i giornali dell’epoca subito definirono portatrice di morte, lui volle che il suo premio per la pace andasse a persone degne di riceverlo per la loro prodigarsi nell’abbattimento dei conflitti umani. Nel 2018 il Premio Nobel per la Pace è stato assegnato a due persone che sono due veri monumenti, perchè ciò che hanno fatto rimarrà per sempre a testimoniare quanto è orribile e indegna la violenza degli uomini sulle donne. I premiati sono il medico ginecologo congolese Denis Mukwege che cura le vittime di violenza sessuale nella Repubblica Democratica del Congo, e Nadia Murad, una donna Yazida irachena, oggi attivista per i diritti umani, ex schiava sessuale dell’ISIS, che sterminò il suo villaggio trucidando migliaia di persone. La motivazione del riconoscimento "per i loro sforzi per mettere fine all'uso della violenza sessuale come arma in guerre e conflitti armati" dice poco, ma il suo significato è grande. Il medico Denis Mukwege è conosciuto come “l’uomo che ripara le donne” vittime di abusi bestiali, perpetrati con la precisa intenzione di usare la violenza sessuale come un’arma di guerra. In Congo la guerra è finita ufficialmente nel 2002, ma le aggressioni continuano tra l’esercito e i gruppi armati che si contendono le immense ricchezze minerarie del paese. Lo stupro viene inflitto in pubblico, nei villaggi, e chi cerca di fermare la violenza viene subito ucciso. Dopo aver visto quello che viene fatto subire alle donne tutti gli altri abbandonano il villaggio per il dolore e la vergogna di non aver fermato o potuto fermare lo scempio. Da quel momento chi ha le armi in pugno prende il potere nel villaggio e nello sfruttamento del territorio. Questa strategia si ripete di continuo e le donne vengono maciullate e violentate anche con l’ausilio di coltelli e fucili, la maggior parte muoiono, alcune vengono salvate. Il dottor Mukwege ne ha ricucite più di quaranta mila e racconta che è stato il periodo più penoso della sua vita. La denuncia che il medico fa, però, è contro tutto il mondo, contro l’indifferenza del resto dell’umanità che sa benissimo, o lo immagina, che queste cose orribili avvengono, ma non se ne cura, non ne parla, non ci sono titoloni di condanna sui giornali, e lui tristemente dice: -Il mondo ha chiuso gli occhi-. Mukwege ha fondato nel 1998 l'ospedale Panzi a Bukawo dove accoglie e cura le donne vittime di stupri, e ha perfezionato delle tecniche particolari per cercare di limitare le terrificanti lesioni esterne ed interne che sono state loro inferte. Da anni Mukwege è diventato l'unica voce che si ostina a denunciare, alla cieca e sorda comunità internazionale, un crimine che continua giorno dopo giorno. L'altra vincitrice del premio Nobel per la pace 2018 è l'attivista irachena Nadia Murad (Premio Sakharov nel 2016), venticinquenne di etnia yazida. Fu resa schiava nel 2014 dallo Stato islamico. Quando fu rapita dall'Isis, quasi tutta la sua famiglia era stata uccisa. Riuscì a fuggire dopo mesi di prigionia. Nel 2016 divenne prima ambasciatrice Onu per la dignità dei sopravvissuti alla tratta di esseri umani. La sua esperienza è stata raccontata nell'autobiografia L'ultima ragazza, edito da Mondadori. Nadia Murad ha avuto il coraggio di raccontare cosa le è stato fatto nei mesi di prigionia, gli abusi collettivi, le torture, la schiavitù, il disprezzo, la sua sofferenza, e ha dato voce a se stessa e alle altre vittime dell’Isis. Nei villaggi yazida le stragi e le deportazioni di donne e bambini sono continue, l’umiliazione e lo stupro vengono inflitti alle donne di continuo e con una violenza che è difficile immaginare. Nadia ha raccontato all’ONU la sua storia, senza mai esitare, senza nulla togliere e nulla aggiungere e, sicuramente, tanti si sono commossi. Ma nessuno avrebbe potuto aiutare Nadia a riprendersi la sua vita e la sua dignità se, per prima, lei stessa non si fosse data coraggio sfidando la morte per fuggire e raccontando la verità che il mondo, cieco, non conosce o non vuole conoscere. Due premi Nobel per la Pace a due persone straordinarie che, dopo averli conosciuti, non possiamo e non potremo dimenticare per la loro grandezza d’animo, per la loro sensibilità e delicatezza nel volere alleviare e raccontare il dolore delle donne che il mondo non aiuta. CARMELA BLANDINI
QUESTA DOMANDA INVALSI E' STATA SOMMINISTRATA A BAMBINI DI 5a ELEMENTARE....A NOI SEMBRA UNA STOLTA VIOLENZA COME ABBIAMO SEMPRE SOSTENUTO. CONTRO le prove INVALSI e a sostegno delle proteste dei docenti ma, soprattutto, a sostegno degli studenti italiani. Azione Civile Scuola sostiene la protesta dei docenti e degli studenti italiani contro i test INVALSI che non sono obbligatori né per i docenti né per gli studenti: art. 51 comma 2 della Legge 4 aprile 2012, n. 35, ma sono strumenti di valutazione esterna che servono soltanto a dividere il paese e ad umiliare gli studenti. SE si continua a fare studiare i giovani sulla base delle PROVE INVALSI è sicuro che tutti i futuri ITALIANI diverranno completamente OTTUSI, e non dimentichiamo che già il 47% della popolazione è indicata nei sondaggi come analfabeta, nel senso che non capisce tutte le parole che sente e non recepisce l’ intero significato dei messaggi che ascolta . Mi rivolgo ai genitori degli studenti italiani: avete mai visto le prove INVALSI che fanno fare ai vostri figli a scuola? Quelle prove sono un inutile incubo che viene somministrato AI VOSTRI FIGLI dal ministro dell’Istruzione per soddisfare lo scopo di lucro dell’organizzazione che c’è dietro. Genitori informatevi, perché quelle domandine con risposte a scelta multipla non vogliono dire niente e chiunque può sbagliare la risposta, oppure semplicemente confondersi tra le risposte quasi uguali, gli insegnanti sono costretti a tagliare i loro programmi scolastici in vista di quelle sciocche prove che anche lo stesso insegnante potrebbe sbagliare in un attimo di distrazione. Lo studio, il vero studio che fa crescere una persona e ne qualifica l’intelligenza, non si basa sulla scelta di una risposta su quattro. Il vero studio è fatica della ricerca, fatica di applicazione nel leggere, fatica di spaccarsi il cervello per capire come è accaduto che un autore, un teorema, una tendenza, una legge, una frase famosa, un monumento, siano diventati patrimonio dell’Umanità. Soltanto questa “fatica” forma un’opinione personale. Soltanto la fatica di costruirsi una rete di riflessioni con l’aiuto degli esempi dei docenti, la fatica di fare esercizi con quaderno e penna, tanti, lunghi, estenuanti esercizi, e, OSO DIRE, perfino noiosi, può fare arrivare il cervello a quel grado di allenamento intellettuale che nella vita rimane IMPERDIBILE, rimane ACQUISITO per sempre. I giovani che studiano lo sanno e per questo trovano inutili e aberranti i test Invalsi. Anche l’uso continuo della tecnologia nelle scuole, imposto dal Ministero dell’Istruzione, somiglia alle prove INVALSI, su internet si sceglie ciò che si trova, ma raramente si trova materiale importante se non si sa cercare. La tecnologia deve rimanere un supporto in più e non la base dello studio, la tecnologia non è un punto di partenza della scuola, ma deve rimanere un punto di arrivo per chi già sa distinguere il buono dal dannoso. Lo studio non deve avvenire sui social e non è un copia e incolla di un compito che qualcuno ha mandato on line già scopiazzato. Su internet ci si può informare su tutto, si può approfondire e spaziare, ma non studiare. Studiare vuol dire anche passare ore per mandare a memoria una lunga poesia come il “5 Maggio” di Alessandro Manzoni e ritrovarla intatta nel proprio cervello anche dopo 40 anni. Ma non è la memoria che fa diventare intelligenti, essa, invece, continua per anni ad allenare il cervello e lo mantiene attivo e capace di evolversi. Le prove invalsi e la tecnologia questo risultato non potranno mai ottenerlo, perché sono troppo veloci e non propongono soluzioni intelligenti, perchè si basano su un semplice rapporto tra domande e risposte. Tutti i ragazzi smanettano tra computer e telefonino e lo sanno fare, ma questo non basta. Le vere conoscenze vengono dalle competenze che rappresentano una pratica quotidiana, dunque, così come ci si evolve nell'uso del pc, bisogna che lo studente si evolva nella cultura attraverso un suo pensiero razionale. Non è possibile per nessuno certificare competenze basate su conoscenze aleatorie e ristrette, perché saranno competenze molto limitate a piccolissimi settori di un campo sterminato e in continuo divenire. Gli esseri umani non hanno un cervello statico ma dinamico. Il vero insegnamento, invece, consiste nel permettere che gli alunni accedano ai meccanismi del sapere, la Cultura, dunque, non è un insieme di nozioni e nemmeno di competenze, la cultura si forma allenandosi alla creazione del “dubbio” , che imprime l’input alla ricerca di soluzioni diverse per problemi diversi. Questo percorso “faticoso” avviene durante gli anni della scuola e va oltre, per tutta la vita grazie ai metodi didattici applicati dai docenti. Nessun grande musicista può suonare un concerto se non fa milioni di esercizi con le note. Nessun campione sportivo si allena senza fatica. Certamente qualcuno ha un talento straordinario e le sue competenze sono straordinarie, ma per la maggior parte, il mondo, è abitato da esseri umani normodotati che, per diventare più bravi, hanno bisogno di studiare molto. Per fare le prove INVALSI non occorre studiare, ma in genere ci si affida alla fortuna e, per questo, sono anche diseducative. Carmela Blandini-Azione Civile Area Scuola.