Il video integrale della presentazione della proposta di legge “La Torre bis” organizzata da Antonio Ingroia da Azione Civile Sicilia nell’ambito delle commemorazioni per il trentacinquesimo anniversario dell'uccisione di Pio La Torre e Rosario Di Salvo.

 

Al convegno, che si è tenuto a Palermo, sono intervenuti, oltre ad Antonio Ingroia, il pm antimafia Antonino Di Matteo e il professore Vincenzo Provenzano, docente di economia applicata presso l'Università di Palermo. Ad aprire i lavori la testimonianza di Maurizio Ciaculli, un ex imprenditore che dopo aver denunciato il malaffare della grande distribuzione organizzata ha subìto atti intimidatori, minacce di morte, l’incendio dell’auto, il boicottaggio delle commesse fino a dover dichiarare fallimento.

 

La proposta di legge “La Torre bis” riprende la normativa antimafia voluta da Pio La Torre e approvata dal Parlamento nel 1982 e la estende ai reati più gravi di corruzione. Essa punta a colpire i corrotti sul piano finanziario, come già accade per i mafiosi, individuando due diverse categorie di soggetti i cui beni sarebbero potenzialmente assoggettabili a sequestro e confisca. 

 

La prima categoria è una categoria di soggetti che verrebbe equiparata ex lege ai mafiosi: si tratta dei “pubblici ufficiali” indiziati dei reati più gravi, dalla corruzione alla concussione, alla corruzione giudiziaria. Per questi soggetti, così come per i mafiosi, la proposta prevede che basterebbe l’indizio del reato e la sproporzione dei beni a lui riferibili rispetto ai redditi dichiarati per procedere al sequestro, fermo restando che nel processo che seguirebbe l’indiziato avrebbe l’onere di provare la legittima provenienza del bene, secondo il meccanismo di inversione dell’onere della prova previsto per i mafiosi.

 

La seconda categoria è prevista per i reati meno gravi contro la pubblica amministrazione: quelli commessi dai privati (e cioè la corruzione commessa dal privato: corruttore, non corrotto), e tutti gli altri reati contro la pubblica amministrazione come l’abuso d’ufficio. Per questa seconda categoria si prevede ciò che oggi è stato già applicato dalla magistratura, e cioè il sequestro dei beni di chi si dimostri che sia anche un corruttore abituale o un evasore fiscale abituale, che cioè ha commesso molti reati della stessa specie e che durante la sua vita abitualmente ricorre a questo tipo di delitti.

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